Briganti: “Io non c’entro” e poi muto davanti al Gip

arresto_briganti

LECCE – “Io non c’entro niente, da quando sono uscito dal carcere, lavoro e conduco una vita tranquilla”. Queste sono le uniche dichiarazioni che Pasquale Briganti, 43enne leccese, l’ultimo dei latitanti dell’operazione ‘Cinemastore’, arrestato sabato scorso dagli agenti della squadra mobile, si è lasciato sfuggire nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Davanti al Gip Alcide Maritati, in presenza del suo legale Antonio Savoia, uno dei presunti promotori dell’organizzazione sgominata con il maxi blitz del 24 gennaio scorso ha preferito la strada del silenzio e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Droga, gioco d’azzardo ed estorsioni, le principali attività svolte dalla presunta associazione che avrebbe operato in diversi paesi dell’hinterland leccese. Gli davano la caccia a partire dallo scorso 24 gennaio, quando era sfuggito al maxi blitz nell’ambito dell’operazione denominata ‘Cinemastore’. Una latitanza, condotta con disinvoltura, terminata nel tardo pomeriggio di venerdì intorno alle 19, quando gli uomini della mobile, guidati da Michele Abenante, hanno arrestato Pasquale Briganti, 43enne leccese, l’ultimo dei volti sfuggiti al blitz, dopo una giornata di scrupolosi e cauti appostamenti. Oltre a lui, infatti, in quella fredda mattinata di gennaio, erano sfuggiti alla cattura anche i fratelli Giuseppe e Roberto Nisi, 51 e 59 anni di Lecce: il primo si era consegnato alla giustizia poche ore dopo, il secondo era stato fermato il 12 maggio scorso nella Stazione Termini a Roma.

Quando è stato intercettato, Briganti si trovava in spiaggia, in località Capilungo, una delle marine di Alliste.