L”accampamento della vergogna’ nei campi di Nardò

immigrati al lavoro

NARDO’ (LE) – Sta per scendere il buio, fra le campagne di Nardò. È l’ora in cui si torna a casa dopo una giornata di lavoro. Se una casa ce l’hai naturalmente: se invece sei un bracciante che sotto il sole infernale di quest’inizio d’estate raccoglie angurie, o pomodori, la tua casa è sotto gli ulivi o in un casolare diroccato. La tua cena è cotta sul fuoco. La tua doccia sta in una tanica d’acqua.

Anche quest’anno è tornata la grande migrazione a Nardò: ma, a differenza degli ultimi tre anni, in questo 2012 l’accoglienza non c’è. Masseria ‘Boncuri‘, per la quale vennero spesi nel 2009 300mila euro di soldi pubblici per predisporre l’accoglienza, oggi è chiusa.

I migranti stanno sotto gli alberi di ulivo o in questa falegnameria diroccata dispersa nelle campagne. Soltanto in questo ‘accampamento della vergogna’, a continuo rischio igienico-sanitario, senz’acqua e con corrente elettrica ricavata da un gruppo elettrogeno di fortuna, ce ne saranno oltre un centinaio.

Sono oltre 1.000 ettari di campi ad essere coltivati ad angurie tra Nardò, Copertino, Collemeto e Leverano. Un pezzo importante di economia. Che si regge su queste braccia e sulle giornate passate a sudare sotto il sole per raccogliere il frutto dell’estate. E alla fine di quella giornata, cosa tocca ai braccianti?

Gli arresti dell’‘operazione sabr’, l’inchiesta della Procura e in base alle indagini dei Ros ha portato in carcere alcuni imprenditori e alcuni caporali, accusati di sfruttamento dei migranti, un effetto l’ha prodotto: qui, ora, sembrano essere tutti in regola con il permesso di soggiorno e l’iscrizione al Centro per l’impiego.

Ora però i braccianti stranieri sono nella terra di nessuno, senza alcuna istituzione pubblica che gestisca la situazione. E sulla terra di nessuno tornano a spuntare i caporali.

Ce ne sono di nuovi ed hanno ragione: perfino noi, che non siamo inquirenti, ma abbiamo buona memoria, ne riconosciamo uno. E glielo diciamo in faccia.

La verità è che qust’accampamento è una vergogna: niente acqua corrente, niente corrente elettrica, nessun controllo sanitario, nessuna norma igienica. Due prostitute – perchè di questo si tratta – che hanno preso casa al primo piano. Una situazione semplicemente indegna. E i tunisini, i sudanesi, gli stranieri che sono venuti qui a nardò anche quest’anno a lavorare lo sanno. E tirano l’unica conclusione possibile: che gli italiani, i salentini sono razzisti. Che devono pensare se il campo di ‘Boncuri’ non apre, se l’affitto di una casa a Nardò, per loro ha costi insostenibili?

Sta scendendo la sera nelle campagne di Nardò, la luna splende sull’accampamento della vergogna. Ma occorre inoltrarsi tra le campagne per vederlo. Il problema non si vede? Allora il problema non c’è.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

di Danilo Lupo