Conti in verde ai Celestini, ma le tasse rimangono

Palazzo dei Celestini

LECCE – Dopo anni i conti di Palazzo dei Celestini non sanguinano più. O almeno, in prospettiva dovrebbero tornare ad avere il disco verde. Chiude con un avanzo di amministrazione di 314.134 euro il bilancio consuntivo 2011,

approvato nella seduta del Consiglio provinciale.

E’ questo il risultato a cui l’ente guidato da Antonio Gabellone pensa di arrivare, grazie al piano di alienazioni da quasi 20 milioni di euro che sarà interamente gestito dalla Celestini srl, la nuova società immobiliare appositamente creata. Saranno pubblicati nei prossimi giorni i bandi per la vendita dei gioielli di famiglia, nel cui elenco ricompaiono la Questura, i Cassinesi, Castello Pio e la Badessa. E’ questa la via maestra che si vuole battere per mettere al sicuro il rendiconto di gestione, che nel 2010 evidenziava il serio rischio default. Due parametri di deficit su tre sono rientrati sotto la soglia di guardia e rimane in rosso solo quello relativo ai residui passivi. “Non siamo però ancora – dice Gabellone – fuori dall’emergenza”.

“Il 2009 è stato l’anno dello choc – si legge nella relazione allegata al rendiconto – a causa di entrate sopravvalutate e uscite sottostimate, che hanno indotto sulla strada del risanamento con provvedimenti tampone, che nel 2010 hanno reso possibile il recupero di 6 milioni di euro tramite tagli alla spesa, soprattutto relativa al personale”. Lo scorso, invece, è stato definito l’anno delle montagne russe, quello del buco di 7 milioni di euro, del massimo disavanzo nella storia della Provincia, -12.400.000euro, cifra che ha fatto il paio con il pesante taglio di 14 milioni di euro dei trasferimenti statali, un anno vissuto sul filo del tracollo con l’operazione salvataggio di cartolarizzazione da 18 milioni di euro e l’aumento dell’imposta Rc auto, di cui ora il Pd chiede la riduzione. “Proposta, però a cui per il momento – dice Gabellone – non appare possibile dare seguito”.

La sforbiciata alle risorse provenienti dal governo centrale richiede, infatti, di mantenere ancora alto il gettito delle entrate dalle tasse ai cittadini, anche perchè i margini di manovra sono ridotti: il bilancio è definito come ‘eccessivamente rigido’, a causa delle voci fisse di costo, specie del personale, pari a 21 milioni di euro l’anno. E l’esposizione debitoria resta comunque alta, tanto da indurre la Cassa depositi e prestiti a negare, per la prima volta, mutui per 4 milioni di euro.

di Tiziana Colluto