La Camera discute sulla morte del militare salentino

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È stato un attentato in piena regola, un attacco ostile deliberato e non un errore umano, come pure qualcuno aveva ventilato nelle scorse ore. La tragedia di Adraskan, con la morte di Manuele Braj, è dovuta agli insorti che hanno colpito la garitta: a chiarirlo è stato il sottosegretario alla Difesa, Filippo Milone, parlando oggi alla camera dei deputati. Vengono così smentite “alcune dichiarazioni che attribuivano l’incidente ad un comportamento errato dei nostri militari dovuto all’incauto maneggio di ordigni”. In realtà è questa l’unica notizia dell’informativa resa alla camera sulla tragedia di Adraskan: per il resto, com’era giusto e inevitabile, il governo ha espresso il cordoglio e la vicinanza alla famiglia di Manuele e alla sua comunità.

 Stessi toni di vicinanza e cordoglio negli interventi dei delegati dei gruppi politici: pochi o nulli, invece, i riferimenti alle missioni di cosiddetto peacekeeping e all’impegno internazionale dell’italia nel mondo.

Sulla prosecuzione della missione in Afghanistan, a dire il vero, il sottosegretario Milone è stato chiarissimo: a metà 2013 inizierà l’ultima fase della transizione della missione Isaf in Afghanistan. A quella data  “lo sforzo prevalente verrà riorientato verso l’assistenza e il supporto alle forze di sicurezza afgane. Conseguentemente – ha continuato il rappresentante del governo – inizierà un irreversibile processo di graduale e responsabile diminuzione delle forze Isaf fino al completamento della missione il 31 dicembre 2014″. “su richiesta del Governo afgano la Nato è pronta a studiare una nuova missione post Isaf”. Questa nuova missione, ha indicato Milone, “sarà ‘no combat’, notevolmente più ridotta di quella attuale e avrà il compito di continuare ad addestrare, consigliare e assistere le forze di sicurezza afgane, incluso anche un sostegno di tipo finanziario”.