Voto di scambio, esce il nome di Barba. L’Onorevole: “Tutto falso”

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LECCE  – Nell’ultima udienza dell’8 giugno scorso, l’imputato, davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, ha deciso di rispondere alle domande di accusa e difesa e ha fatto nomi, nomi importanti. Due in particolare: l’On.Vincenzo Barba e l’attuale Consigliere comunale Giovanni De Marini.

“Nessuna estorsione a Piccinno – ha detto- i 1.000 euro che gli ho chiesto mi spettavano. Rientravano nei 5mila pattuiti per il voto di scambio a Gallipoli delle amministrative del 2006. 2mila e 5cento me li doveva consegnare a fine legislatura. Ma quando venne a trovarmi a casa, con altri uomini- ha affermato il 42enne- mi disse non ho altri soldi in quanto Vincenzo Barba non mi ha dato i 30mila euro che mi aveva promesso’”.

Accuse precise, a cui, il politico del Pdl, che all’epoca dei fatti raccontati fu eletto Sindaco di Gallipoli, oggi risponde:“Non ho nulla da dichiarare. Mai avuto a che fare con queste persone, mai conosciute e mai viste. Non ne so nulla, sono estraneo a tutto ciò che hanno detto.”

Il racconto dell’imputato poi va a ritroso: “Quando Piccinno mi fermò aveva 40mila euro per la campagna elettorale. Non mi ricordo il nome di chi gliele avesse date. So che era uno che stava aprendo un bar, un discopub o un camping a Gallipoli. Mi ricordo. C’era anche un altro uomo, Buccarella cosu, vicino ad Emanuele Piccinno perchè faceva parte di Forza Italia e lavorava con Vincenzo Barba ed ogni tanto gli portava dei buoni benzina”.

Oltre ai soldi, a Giuseppe Barba, avrebbero consegnato anche dei buoni pasto che lui stesso ha dichiarato di non sapere da dove venissero.

Poi, rispondendo alle incalzanti domande del sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia Elsa Valeria Mignone, l’imputato ha aggiunto :“Emanuele Piccinno (che in questo processo, lo ricordiamo, è parte offesa e presunta vittima dell’estorsione) mi ha presentato anche Giovanni De Marini dell’Udc nel 2004, in occasione delle elezioni provinciali. Mi diede qualche 1.000 euro – ha detto – poi io lo lasciai perchè quando facevamo le riunioni ognuno diceva quanti voti c’erano perchè dovevo dare dei soldi e io rinunciai, mi distaccai”.

“Noi in pratica – ha affermato davanti ai giudici Barba – eravamo usufruitori di soldi”.

“I testimoni non parlano – dice il 42enne- perchè hanno paura. Io non ho paura”. Poi la conclusione: “A Gallipoli si sa tutto – ha ripetuto più volte -si sa tutto”.

di Monica Serra