Sfratto alle ‘Giravolte’, le case delle suore sono in vendita

via giravolte a lecce

LECCE – “Complesso immobiliare di pregio storico artistico sito nel cuore del centro storico di Lecce. Ideale location per realizzare struttura ricettiva/albergo diffuso. Prezzo di vendita 1.400.000 euro”. L’annuncio si trova su diversi siti internet di agenzie specializzate e non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse per il fatto che ad essere messi in vendita non sono appartamenti qualsiasi, bensì proprio le case di via Giravolte, 19, quelle finite al centro della bufera per lo sfratto dei trenta immigrati che lì ci vivono, in alcuni casi, da 25-30 anni. Appartenevano alla transessuale Antonio Lanzalonga, conosciuta come la Mara, che alla sua morte li ha donati alle suore Benedettine, che hanno ereditato anche l’intricata situazione al loro interno. I contratti di affitto, infatti, sono scaduti da tempo e non viene corrisposto un canone almeno dal 2004, fanno sapere dal monastero.

Ma per le cattive condizioni statiche e, soprattutto, igienico sanitarie, questa è da tempo un’emergenza sull’orlo del collasso. Ora appare non più rimandabile, a causa degli esposti dei vicini e dopo i sopralluoghi di Asl e vigili urbani. Lo sgombero era atteso da almeno due anni, visto che la prima Ordinanza del settore Urbanistica di Palazzo Carafa risale all’8 giugno 2010. Entro la fine di questo mese, però, tutte quelle abitazioni dovranno essere svuotate. La contestualità con la pubblicazione dell’annuncio immobiliare, risalente ad appena qualche mese fa, è una coincidenza? La descrizione sui siti internet rende il fabbricato appetibile, nonostante l’importo decisamente non indifferente di 1.400.000euro.

La descrizione rimarca che il complesso è “posto su due livelli, numerosi affacci su sede stradale e piazzetta comunale; costituito a piano terra da n°9 unità abitative con ingressi indipendenti e n° 4 unità abitative al piano primo con terrazze ed aree solari di proprietà esclusiva”. Il tutto per un totale di 43 vani più servizi e accessori, oltre alla corte scoperta, verande e terrazze, “in una zona – si sottolinea – di notevole flusso turistico, generato dalla presenza di diversi complessi architettonici barocchi: Duomo, Chiesa di Sant’Anna ed Ex Conservatorio, Accademia delle Belle Arti, Porta Rudiae”, tanto che “l’intero isolato negli ultimi dieci anni ha vissuto una radicale trasformazione dovuta al frenetico passaggio di proprietà degli immobili e al recupero e restauro degli stessi, utilizzati come residenze o B&B”.

La madre superiora delle suore, Benedetta Grasso, però, fa sapere di aver già chiesto di revocare l’annuncio di vendita. Sulla destinazione si deciderà. E se sarà uguale a quella delle altre ‘case della Mara’, che tra qualche mese saranno case-rifugio, sempre della diocesi, rimane un tabù. Sull’urgenza dello sfratto, invece, la madre superiora getta acqua sul fuoco e, anzi, dà massima apertura e disponibilità: “Non è nostra intenzione porre una spada di Damocle sulla testa degli immigrati – dice- Certamente, in quelle condizioni non possono continuare a vivere, ne va della loro salute, ma se hanno bisogno di più tempo per trovare un altro alloggio, lo concederemo, non abbiamo problemi”. Il punto è come aiutarli in questo, senza lasciarli allo sbaraglio, come già successo il giorno in cui il primo sfratto è avvenuto il 20 giugno, nella piena assenza dei servizi sociali. Considerando che si tratta, per la gran parte, di anziani, donne e nuclei familiari. E, comunque, di immigrati che vivono in situazione di grande povertà, fasce deboli per eccellenza, attorno ai quali il cordone di protezione sociale è necessario.

di Tiziana Colluto