Semeraro, addio amaro “Lecce, non e’ da serie A”

SEME

LECCE – In Via Templari, dove c’è la sede del Lecce del Lecce calcio, la bandiera giallorossa ha smesso di sventolare. Sembra essere stata ammainata. Al quarto piano della sede di Via Templari c’è l’ex patron Giovanni Semeraro che ha voluto incontrare la stampa
per una conferenza di commiato. Semeraro ricorda i successi più che le sconfitte: dieci campionati di serie A disputati, 7 di serie B (compreso quello, in corso, durante la stagione del subentro), 1 di serie C1. “La serie A è un lusso che non mi posso permettere”, ha detto l’ex patron.

Semeraro precisa che non ha voluto liberarsi di un “fardello”, a causa delle indagini in corso per la presunta combine Bari-Lecce. “Non abbiamo ancora un documento ufficiale da cui difenderci”, dice Semeraro (ma il figlio Pierandrea è indagato). Semeraro lascia una società sana economicamente e moralmente, con il bilancio in attivo. Lascia perché era impossibile affrontare un simile assorbimento economico. “In 18 anni ho investito circa cento milioni di euro”, aggiunge l’ex presidente.

Resterà, fino all’approvazione del bilancio al 30 giugno, che avverrà in autunno,  l’attuale consiglio di amministrazione con l’aggiunta di due rappresentanti di Savino Tesoro. Una di queste figure sarà  rappresentata da Antonio Tesoro, figlio di Savino, che sarà il nuovo amministratore delegato.

Se il lecce resterà in serie B Tesoro verserà 5 milioni di euro per le fidejussioni bancarie, più un milione e mezzo in contanti a semeraro. Importo variabile se dovessero esserci dei punti di penalizzazione. In caso di Lega Pro, sarà Semeraro ad estinguere l’esposizione bancaria.

Semeraro dice basta alla Finanza, il futuro sarà da imprenditore e continuerà ad andare allo stadio.