Morti per amianto all’Ilva: Riva e altri 28 rinviati a giudizio

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TARANTO – Emilio Riva, già presidente dell’Ilva, ed altri 28 tra dirigenti ed ex dirigenti dello stabilimento siderurgico di Taranto sono stati rinviati a giudizio in quanto ritenuti responsabili,secondo l’accusa, della morte di quindici operai Ilva a causa della prolungata esposizione all’amianto. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Tommasino.
Lo scorso 9 giugno il gup Tommasino aveva ultimato la composizione delle parti, dando il via alla discussione aperta dal sostituto procuratore Raffaele Graziano, il quale, alla presenza del procuratore capo Franco Sebastio, ha rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per i 29 imputati accusati di omicidio colposo per la morte di 15 operai dell’Ilva deceduti dal 2004 al 2010 per malattia professionale. Nell’elenco degli imputati ci sono Emilio Riva che, benchè non sia più
presidente operativo del gruppo, ne resta tuttavia il massimo rappresentante.
E poi: suo figlio Fabio, il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, quindi i i diversi dirigenti che hanno gestito il passaggio del siderurgico dalla gestione pubblica (Finsider e Partecipazioni Statali) a quella privata, avvenuta nel 1995 con la vendita dell’Ilva a Riva da parte dell’Iri. Tra i rinviati a giudizio c’è anche Giorgio Zappa, già direttore generale di Finmeccanica, in forza all’Ilva pubblica dal 1988 al 1993 quale vice prima e direttore generale poi. I reati contestati: per tutti gli imputati è stato ipotizzato il disastro colposo e l’omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro in quanto “omettevano nell’esercizio ovvero nella direzione dell’impresa, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, di adottare cautele che secondo l’esperienza e la tecnica sarebbero state necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro.
In particolare impianti di aspirazione nonché sistemi di abbattimenti delle polveri-fibre contenenti amianto idonei a salvaguardare l’ambiente di lavoro dall’aggressione del suddetto materiale cancerogeno, nonché omettevano di far eseguire in luoghi separati le lavorazioni afferenti al rischio di inalazione delle polveri-fibre di amianto, unitamente ad altre adeguate misure di prevenzione ambientali e personali atte a ridurre la concentrazione e la diffusione delle polveri-fibre di amianto generatesi durante le lavorazioni a tutela dei lavoratori dipendenti dello stabilimento Ilva ripetutamente esposti ad amianto durante lo svolgimento di attività lavorative”. Nella precedente udienza preliminare anche l’osservatorio nazionale Amianto e Contramianto si sono costituiti parte civile contro i 29 imputati