Sgominata la banda delle auto rubate: 6 estorsori in manette

carabineri

MASSAFRA (TA) – “Se rivuoi la macchina, devi pagare”. Più o meno questa la minaccia usata da 6 estorsori, finiti in manette. Rubavano auto di piccola cilindrata, Piaggio poker e Ape car. Dopo contattavano i proprietari dei mezzi e,  in cambio della restituzione del veicolo, avanzavano richieste di denaro che oscillavano tra i 500 e i 2mila €. Sei i nomi colpiti da ordinaza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Taranto Martino Rosati, su richiesta del Pm Giovanna Cannalire.

Tre le persone finite in carcere: Massimo Fumarola 40 anni, Gaetano Bocconi 27enne e Michele Castronovi 53 anni. Agli arresti domiciliari, invece, tutti gli altri: Andrea Porzio 39enne, Pietro Ruggieri di 37 anni (unico incensurato e cognato di Bocconi), tutti massafresi e con loro Abdesslam Gazoulla, marocchino.

I sei dovranno rispondere di furto aggravato, estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da sparo. Una persona, inoltre, è indagata a p.l. per estorsione e ricettazione. Altri 5 sono gli indagati per favoreggiamento personale. Si tratta delle vittime che, temendo ritorsioni, non hanno avuto il coraggio di collaborare con gli investigatori. Particolare l’arresto di Fumarola, risultato inizialmente emigrato in Germania. Per lui infatti è scattato il mandato di arresto europeo ed è servita la collaborazione della polizia di Monaco di Baviera. I sei, tra loro, usavano chiamarsi con un nomignolo: “gemma”, da cui il nome dell’operazione, chiusa dai carabinieri della Compagnia di Massafra coordinata dal Capitano Fabio Bianco e dal Tenente Giuseppe Beltempo, Comandante del Nor.

Le indagini sono andate avanti per mesi, da ottobre 2010 a gennaio 2011. 35 i furti in esame. È stata proprio l’escalation di episodi nel massafrese ad attirare l’attenzione degli investigatori e far nascere il sospetto dell’estorsione, confermata poi attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, appostamenti e pedinamenti. I luoghi della ricettazione sono Massafra, Crispiano e Gioia del colle. Una banda ben organizzata, con ruoli diversi e interscambiabili, ma era il cittadino  marocchino, nello specifico, ad occuparsi della custodia dei mezzi rubati. In due casi le vittime hanno rifiutato di pagare. Ad una il mezzo è stato gettato nelle acque del fiume Tara. All’altra invece è stato incendiato. Colpite nella maggior parte dei casi famiglie poco abbienti, che disponevano solo del veicolo che gli veniva rubato. Proprio su questo facevano leva i sei estorsori. “Preziosa la collaborazioe dei  cittadini – ha sottolineato a margine della conferenza stampa il Capitano Bianco – e cresce – conclude – la fiducia nelle forze dell’ordine”.

di Alessandra Martellotti