Mitilicoltura Taranto:2,6 milioni dalla Regione

cozze

TARANTO – 2,6 milioni di  euro per la crisi  della mitilicoltura a Taranto.  E’ la cifra  che la Regione ha chiesto al Ministero delle Politiche agricole  per aiutare i produttori che, a causa dell’inquinamento da diossina e pcb, adesso dovranno distruggere per la seconda volta consecutiva la produzione di cozze del primo seno del Mar Piccolo. Si tratta di  un milione  in più rispetto alla quota parte.  La Regione, in sostanza, chiede al Ministero di aumentare da 1,6 milioni a 2,6 la dotazione finanziaria della misura del programma operativo Fondo europeo pesca (Fep) Puglia 2007-2013.

Lo ha comunicato  l’Assessore regionale alle Politiche agroalimentari Dario Stefàno al Sindaco di Taranto Ezio Stefàno.

La proposta è stata già inviata al Ministero in vista della riunione del 28 giugno del comitato di sorveglianza del programma operativo Fep che dovrà vagliare ed approvare la richiesta di rimodulazione dei fondi.

Per la Regione quest’intervento «può risultare un immediato supporto per fronteggiare i danni derivanti alle aziende tarantine conseguentemente all’obbligo di sospensione dell’attività». La misura in questione, sottolinea l’Assessore regionale, «stabilisce la corresponsione alle aziende ittiche di un premio commisurato al dano economico subito a causa dell’impossibilità di continuare a produrre per motivi sanitari». La Regione ha altresì valutato che il nuovo stop alla mitilicoltura tarantina riguarderà un maggior numero di operatori e durerà probabilmente «per un periodo di tempo più lungo».

 Nei giorni scorsi infatti l’istituto zooprofilattico di Teramo, a seguito di campionamenti nel primo seno di Mar Piccolo, ha rivelato che i valori di diossina e pcb sono superiori ai livelli soglia.  L’Asl di Taranto ha diramato un’ordinanza con cui impone la distruzione delle cozze entro luglio prossimo: circa 20 tonnellate per un valore commerciale di 4 milioni di euro.

                                                                                                                                                                                                          di Barbara Scardigno