Vantaggiato ribadisce: “Ho agito da solo”, ma è caccia a possibili complici

LECCE – Ha parlato con il suo avvocato, una lungo colloquio di due ore Giovanni Vantaggiato, il 68enne reo confesso della strage al Morvillo Falcone.  Non può avere nessun contatto con l’esterno salvo che con il suo legale. Sabato alle 8,30 è stato fissato l’interrogatorio di garanzia, l’uomo sarà nuovamente messo sotto torchio dagli inquirenti per quel movente che non convince. Per quella sua frase: “ce l’ho con il mondo”, che non basta ai magistrati  per  spiegare la morte di Melissa e il ferimento delle altre 5 ragazze.

“ E’ molto provato – fa saper l’avvocato Franco Orlando – ora sta cominciando a riflettere sulle conseguenze del suo gesto sconsiderato e sul fatto che è morta una ragazza e altre sono rimaste ferite”.  E nell’incontro con il suo avvocato ribadisce:  “Ho fatto tutto da solo”. Orlando racconta che il suo assistito ha escluso che qualcuno lo abbia aiutato a compiere quel gesto. “Durante l’interrogatorio in Questura le domande erano state così pressanti – continua l’avvocato – che non aveva avuto modo di riflettere sulle conseguenze dell’attentato”.

Nonostante questa sua dichiarazione, gli inquirenti non escludono  l’esistenza di complici, battono tutte le piste.  Rilevante è anche la testimonianza di un uomo e una donna che abitano vicino la scuola che raccontano di aver visto un uomo trasportare il bidone blu su ruote verso l’ingresso dell’Istituto descrivendo però l’uomo con caratteristiche somatiche diverse da Vantaggiato.

Intanto in queste ore è stato perquisito il suo deposito di carburante, dove ha detto di aver costruito l’ordigno, sequestrate le due auto riprese dalle telecamere vicino al Morvillo Falcone, il suo yacht sul quale dice di essere andato dopo l’attentato. E sequestrato del materiale elettronico, Vantaggiato aveva conoscenze elettrotecniche. Ma all’attenzione degli inquirenti anche un libro, trovato nella sua abitazione, un volume  che parla di storie di guerrieri che Vantaggiato stava leggendo in queste ultime settimane. Ascoltati dagli investigatori l’unico operaio che lavorava alle sue dipendenze, ma anche i familiari in particolar modo una figlia che lo aiutava in azienda.

Mentre si ritorna anche su altri due episodi che potrebbero essere collegati al 68enne di Copertino ai danni di un  uomo di Torre Santa Susanna Cosimo Parato, il quale era stato condannato per truffa a 2 anni e 2 mesi per un bidone di 300 mila euro fatto all’imprenditore  della provincia di Lecce. A febbraio 2008 qualcuno fece esplodere un ordigno simile a quello della scuola nell’intercapedine di una bicicletta collocata nel giardino condominiale di Parato. L’uomo dopo quell’attentato ha riportato gravi ferite anche agli organi vitali. Nello stesso palazzo di Parato ad agosto dello scorso anno fu appiccato un vasto incendio. E c’è il sospetto di possibili legami.

Ora si attende l’interrogatorio di  garanzia per poter aggiungere nuovi e più convincenti tasselli alla storia, anche se tutto questo non potrà più far tornare Melissa. Ma la comunità chiede giustizia.

di Lucia Portolano