Strage a scuola, Motta: “L’uomo ha confessato di voler uccidere, iI movente non convince”

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BRINDISI – Ha un nome l’uomo ritratto nelle immagini delle telecamere del chioschetto di fronte al Morvillo Falcone. Ha un un nome e cognome quell’uomo che preme il telecomando per far esplodere l’ordigno fuori dall’Istituto superiore che ha provato la morte di Melissa Bassi e il ferimento di altri 5 ragazze. Gli inquirenti non hanno dubbi, Giovanni Vantaggiato, 68 anni di Copertino titolare di un deposito di carburanti, è lui l’uomo del video. E dopo ore di interrogatorio Vantaggiato ha ceduto, ha confessato di aver fabbricato l’ordigno, tre bombole con all’interno polvere pirica, di averle collocate fuori dal cancello della scuola e di averle fatte esplodere la mattina, proprio la mattina perchè la notte non avrebbe avuto senso, non c’era nessuno. Lo spiega precisamente  in conferenza stampa al Tribunale di Brindisi il Procuratore della DDA di Lecce Cataldo Motta, il 68 enne ha chiaramente confessato di voler uccidere.

Perchè lo ha fatto? Non l’ho ha detto, o meglio ha fatto dichiarazioni generiche: “Perchè c’è l’ho con il mondo” ha riferito e quindi anche forse con il mondo giudiziario, non scartando la pista che il gesto potesse essere rivolto al tribunale, forse per una vecchia condanna in un processo per truffa che lo ha visto soccombente. Il tribunale era troppo vigilato e così avrebbe scelto la scuola vicina. Ma questo non convince propriamente gli investigatori. Perchè la scuola, perchè il Morvillo Falcone e perchè Brindisi. Domande senza risposte. “Il movente non convince – ha affermato Motta – siamo all’inizio delle indagini”.

Gli inquirenti continuano a non tralasciare nulla, nessuna pista, non escludono che ci siano stati complici, tutto è al vaglio delle indagini. Cosa ha portato gli investigatori sulle tracce di Vantaggiato? Nelle immagini riprese da diverse telecamere hanno insospettito due auto, la prima una Fiat Punto bianca individuata nei pressi della scuola nella notte precedente all’attentato, e poi una berlina verde  filmata qualche istante dopo l’ordigno.

Entrambe di proprietà della famiglia Vantaggiato, nelle stesse ore le celle telefoniche hanno agganciato  il suo numero di telefono. Intenso e capillare il lavoro delle forze dell’ordine, sinergia e collaborazione in questi 18 giorni tra polizia e carabinieri, come ha sottolineato il Presidente della Corte d’Appello di Lecce Giuseppe Vignola, che ha parlato anche di sinergia tra le Procure di Brindisi e Lecce, “che hanno lavorato a braccetto – ha detto Vignola – anche se qualcuno lo ha fatto diventare un braccio di ferro non per una disputa per accaparrarsi le indagini, ma per una presa di posizione sulla svolta che si voleva dare alle stesse indagini. È chiaro il riferimento alla conferenza stampa tenuta dal Procuratore di Brindisi  Marco Di Napoli 24 ore dall’attentato. Il quale aveva subito parlato di gesto isolato.

Giovanni Vantaggiato è accusato del reato di strage aggravata da finalità di terrorismo. Un padre di famiglia, sposato con due figlie, con competenze elettrotecniche che sul perchè del suo gesto  non ha voluto dire nulla, definizioni generiche, che per Motta non hanno alcuna cedibilità. E così si cerca ancora, lui era convinto di non essere trovato, era tornato alla vita di tutti i giorni nella sua Copertino e utilizza le stesse auto dell’attentato. Come se nulla fosse accaduto. Ma aveva fatto male i conti.

La storia comunque non è ancora tutta scritta.

di Lucia Portolano