Omicidio a Ugento: ergastoli per due mesagnesi

carlo_gagliardi

BRINDISI – Due ergastoli per l’omicidio Delle Grottaglie: carcere a vita per Antonio Campana, il 32enne fratello della primula rossa della scu Francesco Campana  e carcere a vita anche per Carlo Gagliardi che però,  intanto,  sta già espiando un altro ergastolo per un diverso omicidio. Si è concluso così l’abbreviato che vedeva sul banco degli imputati i due mesagnesi, accusati dal Pm Alberto Santacatterina di essere gli autori dell’agguato mortale a Massimo Delle Grottaglie, il cui corpo decapitato fu ritrovato nelle campagne tra Ugento e Presicce oltre dieci anni fa, il 16 dicembre 2001.

Vittima di uan faida interna alla scu, secondo l’accusa: morto ammazzato per essere considerato un confidente delle forze dell’ordine e per aver contribuito con le sue soffiate  alla cosiddetta “Operazione mediana”, il più imponente blitz degli ultimi anni, che portò in galera qualcosa come 160 presunti affiliati alla scu, in massima parte mesagnesi. Proprio da Mesagne sarebbero, quindi, partiti Antonio Campana e Carlo Gagliardi per cercare Delle Grottaglie ad Ugento, dov’era latitante.

E ancora un mesagnese, il pentito Ercole Penna, ha contribuito a riaprire il caso l’anno scorso con le sue rivelazioni, puntando il dito contro Campana e Gagliardi per quell’omicidio ancora insoluto. Così la tesi dell’accusa ha trovato un ulteriore sostegno, che ha aggiunto alle testimonianze – già rese nel 2005 e nel 2007 – di altri due collaboratori di giustizia, Fabio Panico e Simone Caforio.

In più, sulla bilancia ha pesato un’intercettazione pesante, soprattutto per la tempistica. Il 16 dicembre 2001 viene ritrovato il cadavere di Delle Grottaglie, il 17 dicembre Antonio Campana parla al telefono con l’altro fratello, Sandro Campana e attraverso un linguaggio piuttosto criptico parla di visite in un luogo in cui non prende il cellulare, di terreno zappato e di ritrovamenti di cozze.

Un rebus che anche Lino Penna avrebbe contribuito a sciogliere, riferendo come in carcere Sandro Campana fosse molto preoccupato per l’imprudenza commessa, cioè l’aver parlato dell’omicidio commesso a suo tempo nelle campagne di Ugento. Un impianto accusatorio a cui si sono opposte le difese di Campana e Gagliardi, cioè gli avvocati Ladislao Massari e Massimo Murra, proponendo una lettura alternativa dell’intercettazione e contestando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Ma l’accusa ha invece convinto il Giudice Nicola Lariccia che ha condannato all’ergastolo il 32enne e il 36enne.

di Danilo Lupo