Omicidio di Galatina, l’assassino: “Ho sparato per difendermi”

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GALATINA – “Ho sparato per difendermi. Lui ha estratto una pistola. Non potevo fare altro. Così Diego Alfieri31enne di Nardò, ha ricostruito davanti al Gip Antonia Martalò

tutte le fasi del delitto consumato nel caldo pomeriggio di sabato scorso. Si è tenuto in mattinata l’interrogatorio di convalida dell’arresto in carcere del titolare del “Bar Alexander” di Galatina, che aveva già confessato agli inquirenti l’omicidio. Due colpi di pistola nell’auto della vittima, una Lancia Phedra, con gli sportelli chiusi automaticamente dall’interno. Così è morto il 39enne di origini sarde Giampiero Murinu, nelle campagne tra Collemeto e Galatone, in contrada “Case Rosse”.

“La tensione era altissima – ha spiegato Alfieri – e io ero terrorizzato. Da giorni Katia mi diceva che suo marito ci avrebbe ammazzati, tutti e due. Con la sua auto – ha proseguito il 31enne – si era fermato proprio lì, in quel punto della proprietà, dove giorni prima mi aveva confessato di custodire le armi.”

Katia è Katia Vagliani, la moglie della vittima, amante di Alfieri, su cui per gli investigatori, si addenserebbero ancora alcune ombre. Proseguono le indagini coordinate dal Sostituto procuratore Paola Guglielmi, e condotte dai carabinieri della Compagnia di Gallipoli, dagli agenti del Commissariato di Galatina e della Squadra mobile, per tracciare i contorni della vicenda, ancora poco chiara.

Che fine ha fatto l’arma del delitto, che Alfieri conferma gli sia stata consegnata qualche giorno prima dalla Vagliani? Cosa già smentita dalla donna che nega anche di aver parlato delle presunte minacce di morte ricevute dal marito. Perchè e chi avrebbe inviato un sms all’assassino dal cellulare del figlio maggiore della vittima un quarto d’ora dopo l’omicidio? “Sono già arrivati” – c’era scritto.

E’ vero che Murinu tirò fuori una pistola da sotto il sedile del passeggero, su cui sedeva la moglie? L’arma non è stata trovata. Come non è stata ancora trovata – obietta la difesa di Alfieri, rappresentata dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna – la 7,65 con cui è stato commesso l’omicidio.

“Mi sono infilato io in questa storia, ma avevo iniziato ad avere davvero paura – ha spiegato Alfieri – lei continuava a ripetermi che se ci avesse scoperti, ci avrebbe ammazzati.” Nelle prossime ore la Procura conferirà l’incarico al medico legale Alberto Tortorella, che si occuperà dell’autopsia sul cadavere della vittima.

di Monica Serra