Processo a Flavio Fasano, le verità di Pellegrino

QuattroStelle

GALLIPOLI (LE) – “La questione del Nautico di Gallipoli si sarebbe potuta risolvere con una semplice conferenza di servizi nell’interesse di Provincia e Comune,

ma ho sempre avuto il sentore che ci fossero forti interessi contro la creazione di un nuovo albergo”. Questo ha detto, in poche parole, il senatore Giovanni Pellegrino ex presidente della Provincia di Lecce, sentito in aula, nel corso del processo nato dall’inchiesta “Galatea 2”, che vede tra gli imputati l’avvocato Flavio Fasano ex assessore provinciale e già sindaco di Gallipoli.

Quello del progetto per l’alienazione dell’Istituto Nautico di Gallipoli è solo uno dei filoni dell’inchiesta. “Diedi l’input a Fasano di occuparsene, perchè tra l’altro era originario del posto. L’intenzione era quella – ha spiegato Pellegrino – di creare una nuova struttura ricettiva nella perla dello jonio. Bastava una semplice conferenza di servizi, che non si è mai fatta. Il motivo? – ha aggiunto il senatore – io un’idea ce l’avrei. Forti interessi sul posto avversi alla creazione di un nuovo albergo”.

Quanto invece al filone della gara d’appalto per la rimozione della cartellonistica stradale, Pellegrino ha evidenziato come l’ambito fosse difficile da regolamentare, anche a causa delle pressioni che la Provincia avrebbe ricevuto dalle imprese del settore.

“ Ho scritto diverse letteracce – ha detto in aula – alla AICAP, l’associazione che le rappresenta”. Pellegrino ha anche spiegato come, dopo il ricorso al Tar dell’impresa che risultò perdente a seguito della gara d’appalto si sarebbe accorto dell’esistenza di una clausola, disposta dalla Provincia, che non rispondeva al criterio di economicità.

L’appalto poteva infatti essere assegnato anche in presenza di un’unica offerta valida e la cosa avrebbe potuto contrastare gli stessi interessi della Provincia. Di questo chiese conto al dirigente Stefano Zampino, che spiegò come il criterio fosse stato adottato spesso nelle gare d’appalto indette dall’ente. In ogni caso, sul ricorso, tanto il Tar, quanto il Consiglio di Stato, hanno già dato ragione alla Provincia.

Oltre a Flavio Fasano nel processo figurano come imputati l’ex amministratore della Lupiae servizi Gino Siciliano; l’imprenditore Giovanni Lagioia ex presidente della sezione Comunicazione di ConfindustriaMichele Patano, 49enne, di Triggiano (Ba), direttore tecnico del Cotup e Michela Corsi, 43enne di Roma, ex collaboratrice dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Tutti e cinque imputati rispondono a vario titolo di corruzioneturbativa d’astaviolazione del segreto d’ufficio e falso in atto pubblico.

di Monica Serra

 

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