Belloluogo inquinato? Salvemini attacca: “Il Comune sia parte civile”

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LECCE – Sul possibile inquinamento del parco di Belloluogo, quello che potrebbe derivare dalla contaminazione dei pozzi ex Apisem dei Semeraro,

Carlo Salvemini non lascia, ma raddoppia la denuncia e non le manda a dire al Sindaco di LeccePaolo Perrone che la scorsa settimana, presentando i risultati delle analisi commissionate ad un laboratorio privato, ha definito quelle del leader di “Lecce Bene Comune” “elucubrazioni dettate dal fervore della campagna elettorale”.

Le analisi del Comune, però, si discostano dalle perizie della Procura, nette nell’affermare che l’inquinamento da sostanze idrocarburiche che rendono “non utilizzabili nè per usi potabili, nè irrigui, nè ad altro fine” le acque dei pozzi, riguarda “oltre alla proprietà della famiglia Fiorentino, anche l’area dell’Università, nonchè parte dell’area di Torre di Belloluogo”.

Le analisi di laboratorio fatte eseguire dal Comune, invece, non riportano indicazione del pozzo da cui sono state attinte e, soprattutto, essendo state effettuate a fini agronomici, non indagano la presenza di alcuni inquinanti, in particolare l’MTBE, ampiamente utilizzato nella formulazione delle benzine e difficile da bonificare.

È per questo che, secondo Salvemini, il Comune dovrebbe emettere una nuova ordinanza o integrare quella emanata a fine maggio e che inibisce l’uso dell’acqua di falda solo alla famiglia Fiorentino e non anche per irrorare le aiuole del parco pubblico.

Ma il risvolto politico, per Salvemini, c’è. “Mi auguro che la conferenza del Sindaco sia stato un incidente di percorso – incalza – perchè è da spiegare il motivo per cui si siano volutamente ignorate le conclusioni della Procura, anche perchè il Comune è parte offesa in quel procedimento penale”, che avrà la sua udienza il 14 giugno, data entro cui l’ente può costituirsi parte civile, come hanno già fatto Legambiente e la Provincia di Lecce. “Se non lo farà – sottolinea Salvemini- Perrone quantomeno dovrebbe spiegarci il perchè”.

 

di Tiziana Colluto